Pagina:Il tesoro.djvu/100

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la corte, anzi, s’innamorava di tutte le ragazze, belle e brutte; però, trovandosi fra molte, preferiva le belle, o almeno le floride, dimenticandole appena sparivano. Si rivolgeva poi subito ad altre; il suo cuore non rimaneva vuoto un momento, forse perchè la sua testa era ciò che di più vuoto si possa immaginare. L’impiegato, un continentale biondo e scipito, con certi occhi color di lavagna, stretto amico del l’avvocato, gli contrastava spesso le conquiste amorose. Accadeva talvolta che la vittoria restasse al biondo, e l’avvocato allora si rivolgeva altrove.

Il signor Ciriaco, invece, alto, magro, con balli da uomo disperato, posava da scettico, da personaggio importante, appassionato solo per le arti belle. Temeva d’esser messo in caricatura da Cosimo, e ne parlava male; ma lo seguiva da per tutto, gli rendeva servigi e lo adulava. E con tutta la sua serietà e la sua falsa distinzione — si credeva distintissimo — diceva insolenze e impertinenze anche davanti alle signore; inoltre, nei momenti di buon umore, esercitava l’ottima virtù d’imitare per beffa molte rispettabili persone, come il pretore, il presidente, certi avvocati, certi preti, ed altri individui che non lo molestavano. Coglieva a meraviglia il lato ridicolo d’ogni persona e lo riproduceva perfettamente; inoltre faceva il gatto, il cane, il gallo ed altri animali.

E niente si può immaginare di più ameno