Pagina:Il tesoro.djvu/14

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adorno di frange e trapunti rossi, fra chicchere e bicchieri e calici e ampolle, una candela ad olio d’oliva illuminava il semplice ambiente pulito e antico.

In breve Salvatore fu tra le bianche lenzuola grossolane, e cominciò a trarre grandi sospiri, a sbadigliare, a dimenarsi, quasi stesse per sopraggiungergli un accidente. Agada, ch’era uscita portando via il catino, rientrò e avvicinandosi leggermente al letto non si stupì per lo stato del marito; egli si dimenava così tutta la notte, con un sonno inquieto e quasi nervoso, ma purchè avesse i piedi puliti, la moglie non ne faceva caso e dormiva fino all’alba d’un sonno placido e lievissimo.

— Leggi questa lettera — disse chinandosi sul letto; gli occhi le scintillavano, le labbra sottili e smorte le tremavano leggermente, e porgendo la lettera al marito pareva gli desse una cosa sacra.

— Cosa diavolo c’è, cosa diavolo c’è qui? Avvicina il lume un po’ più — diss’egli lasciando di dimenarsi e spiegando curiosamente il foglio.

Agada avvicinò il lume, tenendo in mano la busta già sporca e sgualcita della lettera arrivata poche ore prima, e ritta, rigida, trattenendo il respiro, seguì con lo sguardo ogni movimento del volto di Salvatore, che leggeva con occhi spalancati e curiosi. Vide quel grosso e rosso viso passare dall’espressione della curiosità alla manifestazione dello stupore, della meravi-