Pagina:Il tesoro.djvu/160

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— Che stai facendo? — domandò con voce sommessa, spalancando gli occhi.

Ella lasciò la ciocca già tagliata, e tutto il sangue le salì alla testa: volle fuggire, ma non potè: egli le teneva vigorosamente stretta una mano, e nell’influsso quasi magnetico lasciatogli dal sogno, nonostante la scossa fisica provata nello svegliarsi, sentiva d’amar vertiginosamente la fanciulla, dimenticando completamente, in quell’ora e in quello strano momento psicologico, tutta la sua superiorità, nonchè gli avvertimenti di Salvatore Brindis.

E Cicchedda, a cui la veglia tormentosa, la fatica e il terrore provati, ed ora l’umiliazione e il dolore di non esser riuscita nella sua impresa, toglievano il sentimento della realtà, in quell’oscurità che le gravava sulla testa dolente, che le stringeva il cuore con ineffabile angoscia, non poteva fuggire, nè gridare, mentre l’occhio dello spirito maligno, l’occhio d’oro, verde, violetto, rosso, radioso e spaventoso tornava a passarle davanti, ingrandendosi immensamente.