Pagina:Il tesoro.djvu/162

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Un giovinotto disse con tono beffardo, bevendo l’ultima goccia del bicchiere:

— Si rialzerà ora, se sposa la Marchis! — E guardò il bicchiere vuoto, attraverso la luce, socchiudendo un occhio malignamente.

Così Maria venne a conoscere molte cose che prima non sapeva, e che avrebbe voluto ignorar sempre.

— Sentite — diceva il giovinotto del bicchiere — la storia è così: qualche mese fa, una notte oscura, Bancu ritornava dal Circolo. In un certo punto vide una porta aperta, e sembrandogli strano si fermò, anzi sporse la testa all’interno. Tosto una bellissima ragazza gli gettò le braccia al collo, e cominciò a chiamarlo appassionatamente «Stefano mio, Stefano mio.» Benchè non si chiamasse precisamente così, Bancu lasciò fare, con che gusto figuratevi! E quando giunse il vero Stefano trovò la porta chiusa!

Grandi risate accolsero la storiella, che doveva aver un fondo di vero, perchè chi la narrava si chiamava Stefano. Ma Maria non rise, tanto più che una delle due signore terminò le sue supposizioni con questa lieta profezia:

— Vedrete, se davvero si sposeranno, non passerà un anno che saranno separati.

Oh, come soffriva Maria! L’idea che Cosimo dovesse ammogliarsi non le era mai venuta, nei tre anni che lo amava. Ella era una bimba melanconica e sentimentale, e forse per atavismo