Pagina:Il tesoro.djvu/166

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calzetta, e cominciò a dire scherzando: — E la tua padroncina come sta?

— Chi ti ha fatto questa domanda? — chiese ella sollevando la testa.

— Un signore nella via!

Maria arrossì pensando subito a Cosimo.

— Chi? Chi? — insistè, tirandosi la treccia e morsicandola. E andò dietro a Piana finchè la costrinse a pronunziare il nome adorato e odiato. E, con gran dispetto di Cosimo, ritornò alla finestra piò pallida e sottile che mai. Soffriva assai, pensava sempre, ostinatamente a Peppina Marchis, e le pareva di volerle male; ma non odiava più Cosimo, perchè s’era degnato di chieder sue notizie.

Intanto i giorni passavano, l’aria si rinfrescava lentamente; ella, cambiando d’umore, diventava silenziosa e seria, ma benchè di costituzione delicata, il suo fisico non risentiva la melanconia morale. Era l’anima sola che gemeva e soffriva.

La vita seguiva sempre eguale: sempre Peppe Spina lavorava come una macchina da scrivere, sempre Piana cucinava; ella oramai li sfuggiva. In due mesi si creò l’idea di una infelicità tremenda e inesorabile: non guardava più nè al passato, nè all’avvenire, e nel presente sentiva una tristezza profonda fino alla morte.

A volte si sedeva in basso, sul gradino della porta della sua cameretta, e guardava lunga-