Pagina:Il tesoro.djvu/177

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sebbene non ricordasse d’aver fatto tale promessa: sentiva una tristezza sempre più profonda e cupa, ma il suo cuoricino non batteva più, e le pareti non si muovevano più vorticosamente. E fra le braccia di lui, con la testina così vicina al suo cuore, con la mano in quella di lui, non provò più nè gioia, nè dolore. E anch’egli, sentendosi fra le braccia quel corpo sottile e puro di bambina, da cui esalava il profumo di viola che l’aveva già colpito, nel veder quella fronte muta e triste, quei limpidi occhi che non osavano guardarlo, non seppe dire una parola. Con la mano inguantata premeva leggermente il velo ed i capelli sciolti di lei, e gli sembrava che quel velo, intessuto di brina e rugiada, purificasse la sua mano. Una timidezza strana lo prese, e si sentì invaso dalla tristezza di Maria. Finito il ballo, la ricondusse sul divano, s’inchinò senza sorridere e s’allontanò; non le rivolse più il suo acuto sguardo da sparviero, e parve anzi dimenticarla.

Per tutta la notte ella ottenne un gran successo col suo costume e il suo splendido velo: e ne pareva inebriata, gli occhi le splendevano, aveva le labbra rosse e lucenti come corallo.

Restava nella festa, trattenuta da una forza ignota; avrebbe voluto che quella notte non finisse mai, eppure in fondo sentiva sempre un’angoscia senza nome.

Verso la fine del ballo, mentre Stefano le se-