Pagina:Il tesoro.djvu/187

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tuo nome soltanto. Io me ne lavo le mani. Tanto si vedeva bene, quando era qui, che voleva bene a te, non a me....

— Vuol bene a tutte due.

— Non me ne importa nulla! — diceva Giovanna con indifferenza. E infatti non glie ne importava più nulla del suo vecchio e lontano amico. Nelle feste da ballo del carnevale passato e nei ricevimenti per le nozze di Cosimo, s’era vieppiù accorta quanto Paolo era vecchio e lontano; ben altre fantasie le frullavano ora nella testina irrequieta e vezzosa: spalline brillanti d’ufficiali, camicette smaltate di giovani avvocati e professori, e persino cravatte rosee di studenti eleganti e intraprendenti.

Il veder le lettere di Paolo dirette alla sola Elena, toccò un poco la sua vanità di ragazza bella e corteggiata, ma fu una lieve nuvola, una spira di fumo che svanì tosto nell’azzurro della sua fantasia spensierata. Non volle neppur leggere l’ultima lettera arrivata nei giorni delle nozze di Cosimo: aveva ben altro per la testa, aveva detto.

— Ed io non rispondo più! — aveva ribattuto Elena offesa.

— Come credi!

Ma la lettera era così affettuosa e gentile che ella rispose anzi con più profondità e sentimento del solito. Oramai era sola ad amare il vecchio amico, e quest’amico che viveva solitario,