Pagina:Il tesoro.djvu/220

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ciullo, ma l’altro lo fulminò con lo sguardo e con la voce.

— Cosa ti ha detto? Rispondi la verità, altrimenti ti prendo a schiaffi, che non vedi dove vai a finire...

Allora il ragazzo confessò. Sì, Scoppetta gli aveva chiesto se il padrone saliva quella sera all’ovile, se i pastori sarebbero rimasti soli, se nessuno sarebbe venuto da Nuoro in quel giorno.

E il ragazzo aveva risposto tutto ciò che sapeva.

— Lo vedete? — gridava Alessio rivolto allo zio — lo dicevo io ch’era lui, Scoppetta, anima vile, anima dannata, vigliacco, miserabile! Su diaulu sa terra chi ti reghet! Ma ora la farai con me, anima vile! E questo animale qui — e prese il ragazzo per il ciuffo — questa bestiolina nera e schifosa che non diceva nulla! Perchè non hai avvertito tuo fratello, perchè non ti sei aperto nelle costole, miserabile che altro non sei, ladruncolo vile? Oh che ti hanno promesso di farti parte della bardàna, figlio di donna.... che se ti piglio, ti metto il muso sul fuoco?

E inferocito, accecato dall’ira, accennava ad eseguir la minaccia, e l’avrebbe eseguita se Salvatore non avesse protetto il ragazzo che piangeva disperatamente. Alessio continuò a urlare improperi contro il bandito ed il fanciullo, finchè arrivarono i barracelli e due carabinieri guidati da Antonio; risalirono a cavallo dopo aver interrogato il ragazzo, più morto che vivo;