Pagina:Il tesoro.djvu/225

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chè zio Salvatore lo scongiurasse di pernottare ad Orgosolo per curare subito la ferita.

La comitiva così andò disgiunta; i pastori riunirono i porci e ripresero la via dell’Orthobene, Alessio e lo zio discesero allo stradale e i carabinieri coi barracelli cercarono ancora i ladri, ma inutilmente. Più tardi si seppe che il bandito era stato ferito dalla prima fucilata d’Alessio, e forse era stato lui a ricambiargliela; avendo dopo questo fatto eseguito altre prodezze, diventò famoso, e gli fu posta una taglia di tremila lire.

Zio e nipote giunsero a Nuoro verso la mezzanotte.

Le donne avevan trascorso una giornata triste e angosciosa; al sopraggiunger della notte l’ansia si era resa più viva e grave; zia Agada piangeva, col volto bianco come cenere, e Cicchedda usciva spesso sulla strada, sussultando ad ogni passo di cavallo, ad ogni voce.

Cosa accadeva in lontananza, cosa mai accadeva? Perchè non ritornavano, perchè non mandavano notizie?

Presentimenti paurosi le serravano la gola; avrebbe voluto correre, andar dietro Alessio, vederlo, esser certa di quanto gli accadeva, fosse pure una triste cosa. Meglio la certezza di un male definito che l’incertezza di un male misterioso, ingrandito dall’ignoto.

Sparsasi la notizia per la città, molte persone eran venute ad informarsi e ciascuna esprimeva