Pagina:Il tesoro.djvu/243

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che le donne, spaventate dalla sua minaccia di andarsene, si eran calmate, chiedendogli anzi scusa, e dicendogli che operavan così per il bene di lei e per il decoro della casa! Ma gli avevan strappato la promessa di non molestare più la ragazza.

Ma dopo quella scena la discordia entrò in casa Brindis. Alessio non mantenne la promessa, anzi arrivò a tal punto che non si dava più alcun pensiero delle parenti. Cicchedda lo esortava alla prudenza, lo supplicava, lo sfuggiva, paurosa d’un nuovo scandalo; e viveva una vita terribile, maltrattata più che mai dalle padrone, che facevano di tutto perchè se ne andasse da sè, per non provocare altrimenti la collera d’Alessio. Ma per quanto soffrisse, ella non pensava d’andarsene, e tutto avrebbe patito, fuorchè allontanarsi da lui.

Una catena fatale di convenienze, di interessi, di egoismo, li legava strettamente gli uni agli altri: per tre mesi vi si dibatterono entro dolorosamente, con amarezze, piccolezze, viltà e rancori d’ogni sorta: sentivano che questo stato insopportabile non poteva durare, eppure cercavano di prolungarlo.

Soli Domenico e lo zio passavan sereni fra la continua tempesta: davanti a Salvatore tacevan le ire e gli scandali, ed egli, credendo anzi che Cicchedda, dopo la sua predica, s’era levati i