Pagina:Il tesoro.djvu/265

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Domenico, nuovamente ribollendo d’ira, s’era chiesto se non operava da sciocco usando ancora verso di loro certi riguardi.

La presenza di Cicchedda in casa sua gli sembrò necessaria per la salute del bambino; e il pensiero della sua riluttanza lo spronò maggiormente. Capì a volo le intenzioni di comare Franzisca e le disse:

— Oh, guardate un po’ voi se potete deciderla a visitare il bimbo....

— Umh!... è impossibile.... ma farò di tutto, benchè non sia conveniente....

Andata in cerca del medico, la donna non mancò di informarlo minutamente sulle cause della malattia di Domenico; e così il dottore, pur riconoscendo nel piccino un principio di febbri gastriche, sentenziò esserci anche una specie di nostalgia per le persone che usavano curarlo e vezzeggiarlo.

Allora Alessio sentì il bisogno prepotente di far venire Cicchedda.

— Se non viene da sè, ditele che la farò venire per forza: ditele che abbia un po’ di carità! — disse a comare Franzisca, minacciando e supplicando.

E attese ansiosamente, dimenticando ogni altra disgrazia, ogni altro sentimento, nel desiderio di veder giungere Cicchedda per curargli il figliuolino: ma quando vide ricomparir sola