Pagina:Il tesoro.djvu/290

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scorgere in quegli occhi, non il solito soave fascino di passione, ma un grigio riflesso d’angoscia senza nome e di preghiera e di pianto.

Allora con un flutto di dolcezza pietosa la assalirono tutte le parole buone dell’ultima lettera, e misurando dalla sua la tortura di lui, percepì finalmente quanto egli doveva soffrire.

Per un minuto secondo, nell’ombra invadente del salotto, ove anche il paesaggio del vecchio quadro si era oscurato come nella tenebra di una notte tristissima, sparve l’odiosa figura di Sara, ed Elena si sentì ancora una volta sola con Paolo, che la guardava supplichevolmente.

Allora sentì che, come in quel giorno, ella non lo aveva mai più intensamente e umanamente amato; e sembrandole sempre che tutto fosse finito, potè finalmente piangere, per lui, per lei, per il passato e per l’avvenire, con infinita desolazione, con tutta la solenne e ineffabile voluttà del dolore.