Pagina:Il tesoro.djvu/298

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moglie; tutti gli davano torto e ne parlavano male, malignamente contenti di vederlo infelice.

Egli sentiva una marea amara di odio e malignità, accerchiarlo, soffocarlo e vincerlo: il diamante dell’anello paterno aveva grigi bagliori sinistri, che gli si riflettevano negli occhi foschi.

Sentiva tutta la pesante tristezza che portava nella sua casa; e il viso buono della madre, e il viso d’Elena che s’affilava e impallidiva ogni giorno di più, e il viso fiorente di Giovanna che si reclinava come una rosa al soffio improvviso d’un vento maligno, gli passavano avanti quasi in una allucinazione. E il bisogno acuto di liberarsi da ogni possibile onta, per sentirsi e mostrarsi un po’ sereno, e così ridonare la tranquillità alla famiglia, lo stringeva tanto da indurlo alla disperazione. Un giorno donna Francesca gli propose di vender alcune terre, ma egli rifiutò vivacemente per lo scrupolo di non recar danno materiale alle sorelle.

Intanto i termini del sequestro scadevano, e Cosimo, un po’ coll’aiuto della famiglia, era riuscito a procurarsi solo quattro mila lire.

Fra otto giorni gli occorrevano le altre tre mila, assolutamente, e non potendole trovare, e pensando che fra una settimana i mobili e la dote di Peppina andrebbero all’asta, si sentiva impazzire.

Ma una sera donna Francesca pensò che forse