Pagina:Il tesoro.djvu/322

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vava sul cuore, ed aveva la sensazione di dover morire; la volontà di ribellarsi al triste pensiero non la sosteneva più.

Passava intere giornate a letto, in una immobilità grave e quasi letargica; riceveva le visite dei medici e sorbiva le medicine con la docilità di una bambina buona.

Quando pensava di dover morire, tutti i particolari della sua serena esistenza di fanciulla, tutte le dolcezze delle sue abitudini, tutti gli oggetti famigliari le passavano davanti alla mente, e l’idea di lasciar ogni cosa, la costringeva a piangere quel pianto che è la più alta commiserazione di noi stessi, allorchè sentiamo sovrastarci una rovina.

Tutta l’angoscia misteriosa e solenne della morte la dominava; pensava al dolore che avrebbero sofferto sua madre, sua sorella e suo fratello, all’accoramento loro dopo la sua sparizione dalla casa e dalla vita, e i più piccoli particolari dell’esistenza trascorsa le si presentavano con dolcezza struggente. Da Lyly alla banderuola del peristilio, dal ritratto di Paolo nel salotto all’ultima foglia dei rosai, ogni cosa le ricordava e narrava una gioia intima e profonda che non avrebbe goduto più mai.

Addio, addio!

Oramai chiudeva le sue lettere a Paolo con questa triste parola, e temeva che ognuna d’esse fosse l’ultima.