Pagina:Il tesoro.djvu/325

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Non le sfuggirono infatti le proporzioni spaventose dei piedi enormi del vicecancelliere; un uomo scarno, con un viso che pareva scolpito nel burro, e i capelli irti sulla fronte; che non mancava però di una certa distinzione e d’un’aria d’antica bellezza. Era Peppe Spina.

Elena era ritta presso il caminetto: chinò gli occhi quando vide e sentì lo sguardo di Carta-Selix fissarla avidamente; il giovane le strinse la mano e gliela trattenne domandandole con premura come stava.

— Un po’ male — disse'lla freddamente. — S’accomodino.

Un tavolino sgombro era stato disposto accanto al camino; Spina vi depose i suoi scartafacci, e visto l’esempio del giudice, si permise anch’egli di informarsi della salute di Elena.

— Un po’ male — ripetè essa, senza sorridere, senza scomporsi.

Pareva che il giudice fosse lei, ma in breve la sua freddezza si estese su tutti; Spina si sedette impassibile, col viso di marmo giallastro improntato d’una enigmatica indifferenza, e con un pugno sul tavolino aspettò.

Carta-Selix rimase in piedi.

— S’accomodi — disse ad Elena; ed a Cosimo che voleva lasciare il salotto, fe’ cenno di rimanere.

Cosimo si avvicinò al piano, vi si appoggiò e prese in mano uno spartito fingendo di esami-