Pagina:Il tesoro.djvu/328

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a Nuoro onde si verificasse se la truffa era stata consumata. Carta-Selix lo chiese ad Elena, sprofondando le mani entro le tasche del macfarlan foderate di raso turchino.

— No, — disse Elena.

— Favorisca dettare — disse Carta-Selix accennandole Spina e rimettendosi a passeggiare con le mani in tasca.

— Perchè passeggia così? — pensò Elena sempre esaminando le carte. — A che pensa? Ě impassibile, è freddo come il ghiaccio. Ha dimenticato o ricorda? Le sembrò che Giovanni avesse dimenticato, e nonostante l’indifferenza che anch’ella provava per lui, sentì un senso di sollievo.

— Quanti anni ha? — domandò Spina, scrivendo.

Elena non udì. Pur guardando le carte bollate francesi vide il giudice fermarsi un istante davanti alla finestra. E in quella finestra, altre volte, in un tempo lontano e indeterminato come nel ricordo d’un sogno, ella soleva aspettare il suo primo innamorato che passava in una strada rasente al sottostante giardinetto.

Si rivide al davanzale e rivide la figura alta e magra di lui nella piccola strada; per un secondo, in un palpito più accelerato del cuore commosso, rivisse nel passato e intuì il pensiero, la sensazione che anch’egli doveva in quell’istante provare.