Pagina:Il tesoro.djvu/52

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sino in fondo alle anime, con una fissità in cui non si distingueva bene dove confinasse il fascino con l’insolenza. Era bianco e pallido come le sorelle, ma ben profilato, con fronte spaziosissima e il mento coperto da un corto pizzo rosso. Quando vestiva di nero, questo forte meridionale sembrava un uomo del nord, una figura alla Rubens, scialbo, freddo e quasi delicato nonostante la sua alta statura e le sue spalle larghe e vigorose.

Si era laureato da sette anni in una Università del continente; teneva studio, ed era un buon avvocato; ma lavorava poco, non aveva clienti perchè di modi superbi, scettici e beffardi, e non si curava delle poche cause che gli affidavano.

Dipingeva, ballava, suonava e cantava; tutti gli erano amici, tutti lo conoscevano, tutte le ragazze da marito gli tenevano gli occhi addosso. Ma in lui non si capiva se amava od odiava, a chi voleva bene e a chi male, che cosa desiderava o sognava; non lasciava scorgere che una indifferenza profonda, una superiorità schiacciante, e talvolta una noia che insultava chi gli stava davanti.

Elena tardò tanto che quando rientrò le signore Marchis stavano per andarsene.

— Come, non restano? È tanto presto ancora! — disse. Era un po’ confusa e commossa, e Cosimo le domandò: