Pagina:Il tesoro.djvu/63

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di sederti lontana da lui, di non lasciarti stringer le mani, di badare a quel che dici. Dimmi, se il tale od il tal altro venissero e si permettessero di fare e dire quanto egli fa e dice, che ne penseremmo noi?

— Ma lui lo fa innocentemente! È così buono, così educato! Potrebbe esser nostro padre! Chissà che non abbia idee con la mamma! — diceva Giovanna scherzosamente, e questo pensiero le divertiva e le rappacificava.

Giovanna però credeva che De-Cerere fosse innamorato di lei, e non d’altre, e aspettava una formale dichiarazione. Non era innamorata, ma la corte di Paolo la lusingava, dandole una strana idea di sè stessa; ed avrebbe voluto ch’egli si spiegasse per poter far pompa di un tanto corteggiatore, serio ed influente, e sopratutto ricco.

I Bancu abitavano una bella casa a due piani, con un piccolo giardino, una casa piuttosto comoda e signorile, restaurata al ritorno di Cosimo dagli studi: al pian terreno c’era il suo studio d’avvocato e di procuratore.

Possedevano un’altra casa affittata, e molte terre, ma in realtà erano meno benestanti di quel che si credeva. Le rendite bastavano appena a pagar le imposte ed a viver decorosamente, senza lusso: Cosimo non guadagnava nulla e aveva debiti; ricordava i tempi splendidi quando, vivo suo padre, il denaro scorreva come un fiume