Pagina:Il tesoro.djvu/76

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Allora — diceva ridendo a Giovanna — compreremo molti terreni e ci porremo a lavorare i poveri.

Allora significava dopo il famoso matrimonio di Cosimo con la damigella francese; bene spesso tornavano sopra l’argomento, dimenticando anche Paolo; se suonavano — suonavano poco e male — e il vecchio cembalo era scordato, si proponevano di comprarne, allora, uno di seimila lire, dipinto da buon artista; se pulivano il salotto dicevano di tappezzarlo a lampasso, arredandolo con lusso: pensavano di allargare il giardinetto, di fabbricare un’altra ala della casa, di far un viaggio nel continente.

Lo dicevano ridendo, ma Giovanna ci credeva assai, ed anche Elena, talvolta, si sentiva tentata dall’illusione.

Intanto la risposta non arrivava.

Una sera, mentre stavano alla finestra, passò Costanza e le salutò.

— State al fresco? Come state?

— Bene, e tu come stai? Vieni?

— No, ho fretta. Tanti saluti. — E parve passar oltre, ma rialzò il viso e chiese:

— E di quella faccenda non si sa nulla?

— Nulla ancora! — rispose Elena.

— Ora mi seccano! — aggiunse quando Costanza si fu allontanata. — Scommetto che è passata per di qui appunto per far questa domanda.