Pagina:Il tesoro.djvu/98

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vanna, tra il beffardo ed il pietoso. — E di chi poi, povera Maria. Se tu sapessi che razza d’uomo è il tuo ideale? Eppure mi piace più di Peppina, benchè sia povera. Io la preferirei. Mi è simpatica, le voglio bene. Ah, vengono qui le Marchis. Che noia. Meno male che Paolo è andato via.

Pensando a Paolo il volto le si rabbuiò; per un momento restò incantata, con gli occhi smarriti, ma poi, nonostante la sua tristezza, s’allontanò dalla finestra saltellando, e giunta alla porta, si volse e fece un cenno ironico d’addio verso Maria:

— Addio, gelosina!

Quella sera donna Francesca ebbe tempo di mettersi un po’ in toeletta; quando entrò in salotto la signora Marchis le fece un mondo di feste, squadrandola maliziosamente, ma Peppina restò fredda e rigida, pur ridendo graziosamente e ventilando il suo splendido ventaglio ricamato.

Indossava un ricco vestito azzurro e sembrava più bella, più gelida e sostenuta del solito. Quanti anni aveva? Fors’era più vicina ai trenta che ai venti, ma la guancia bianca e fresca ne dimostrava diciotto al più; pareva una infantile statua, pura e gelata, senza vita, nè passioni, ed era impossibile che questa splendida e fredda creatura avesse avuto tutti gl’innamorati e le avventure che le lingue maligne le affibbiavano.

Elena la guardava con una certa tristezza ed