Pagina:Iliade (Monti).djvu/236

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v.523 libro nono 225

E tripodi e cavalli e armenti e greggi;
Ma l’alma, che passò del labbro il varco,
Chi la racquista? chi del freddo petto525
La riconduce a ravvivar la fiamma?
Meco io porto (la Dea madre mel dice)
Doppio fato di morte. Se qui resto
A pugnar sotto Troia, al patrio lido
M’è tolto il ritornar, ma d’immortale530
Gloria l’acquisto mi farò. Se riedo
Al dolce suol natío, perdo la bella
Gloria, ma il fiore de’ miei dì non fia
Tronco da morte innanzi tempo, ed io
Lieta godrommi e dïuturna vita.535
Questa m’eleggo, e gli altri tutti esorto
A rimbarcarsi e abbandonar di Troia
L’impossibil conquista. Il Dio de’ tuoni
Su lei stese la mano, e rincorârsi
I suoi guerrieri. Itene adunque, e come540
Di legati è dover, le mie risposte
Ai prenci achivi riferendo, dite
Che a preservar le navi e il campo argivo
Lor fa mestiero ruminar novello
Miglior partito, chè il già preso è vano.545
Inesorata è l’ira mia. Fenice
Qui rimanga e riposi: al nuovo giorno
Seguirammi, se il vuole, alla diletta
Patria. Di forza nol trarrò giammai.
   Disse: e l’alto parlare e l’aspro niego550
Tutti li fece sbalorditi e muti.
Ruppe alfin quel silenzio il cavaliero
Veglio Fenice, e sul destin tremando
Delle argoliche navi, ed ai sospiri
Mescendo i pianti, così prese a dire:555
   Se in tuo pensiero è fissa, inclito Achille,