Pagina:Iliade (Monti).djvu/273

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262 iliade v.77

S’affaccendano i duci; il grande Ettorre,
D’Anchise il figlio che venía qual nume
Da’ Troiani onorato, il giusto e pio
Polidamante, e i tre antenórei figli,80
Polibo, io dico, ed il preclaro Agénore,
Ed Acamante, giovinetto a cui
Di celeste beltà fioría la guancia.
Maestoso fra tutti Ettor si volve
Coll’egual d’ogni parte ampio pavese.85
E qual di Sirio la funesta stella
Or senza vel fiammeggia ed or rientra
Nel buio delle nubi, a tal sembianza
Or nelle prime file or nell’estreme
Ettore comparía dando per tutto90
Provvidenza e comandi, e tutta d’arme
Rilucea la persona, e folgorava
Come il baleno dell’Egíoco Giove.
   Qual di ricco padron nel campo vanno
I mietitori con opposte fronti95
Falciando l’orzo od il frumento; in lunga
Serie recise cadono le bionde
Figlie de’ solchi, e in un momento ingombra
Di manipoli tutta è la campagna;
Così Teucri ed Achei gli uni su gli altri100
Irruendo si mietono col ferro
In mutua strage. Immemore ciascuno
Di vil fuga, e guerrier contra guerriero
Pugnan tutti del pari, e si van contra
Coll’impeto de’ lupi. A riguardarli105
Sta la Discordia, e della strage esulta
A cui sola de’ numi era presente.
Sedeansi gli altri taciturni in cielo
In sua magion ciascuno, edificata
Su gli ardui gioghi del sereno Olimpo.110