Pagina:Iliade (Monti).djvu/320

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v.527 libro duodecimo 309

Muraglia i Licii discacciar: ma quale
In poder che comune abbia il confine,
Fan due villan, la pertica alla mano,
Del limite baruffa, e poca lista530
Di terra è tutto della lite il campo:
Così dei merli combattean costoro,
E sovra i merli contrastati un fiero
Spezzar si fea di scudi e di brocchieri
Su gli anelanti petti; e molti intorno535
Cadean gli uccisi; altri dal crudo acciaro
Nel voltarsi trafitti il tergo ignudo;
Altri, ed erano i più, da parte a parte
Trapassati le targhe. Da per tutto
Torri e spaldi rosseggiano di sangue540
E troiano ed acheo; nè fra gli Achei
Nullo ancor segno si vedea di fuga.
   Siccome onesta femminetta, a cui
Procaccia il vitto la conocchia, in mano
Tien la bilancia, e vi sospende e posa545
Con rigorosa trutina la lana,
Onde i suoi figli sostentar di scarso
Alimento; così de’ combattenti
Equilibrata si tenea la pugna,
Finchè l’ora pur venne in che dovea550
Spinto da Giove superar primiero
Ettore la muraglia. Alza ei repente
La terribile voce, ed, Accorrete,
Grida, o forti Troiani, urtate il muro,
Spezzatelo, gittate alfin le fiamme555
Vendicatrici nella classe achea.
   L’udiro i Teucri, ed incitati e densi
Avventârsi ai ripari, e sovra il muro
Montâr coll’aste in pugno. Appo le porte