Pagina:Iliade (Monti).djvu/343

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10 iliade v.289

Consiglier de’ Cretesi, ove n’andaro
Le minacciate ai Teucri alte minacce290
Da’ figli degli Achei? - Nullo qui manca
Al suo dover, rispose il gnossio duce,
Nullo, per mio sentire, e sappiam tutti
Pugnar. Nessuno da vil tema è preso,
Nessun fiaccato da desidia fugge295
L’affanno marzïal. Ma del possente
Giove quest’è la fantasia, che lungi
Dalla patria perire inonorati
Qui debbano gli Achei. Ma tu che fosti
Sempre un forte, o Toante, e altrui se’ uso300
Destar coraggio, se allentar lo vedi,
Segui a farlo, e rinfranca ogni guerriero.
   Possa da Troia, replicò Nettunno,
Non si far più ritorno, e qui de’ cani
Rimanersi sollazzo, ognun che cerchi305
In questo giorno abbandonar la pugna.
Va, ti rïarma, e vieni, e tenteremo,
Benchè due soli, di far tale un fatto
Ch’utile torni. La congiunta forza
Pur degl’imbelli è di momento, e noi310
Ancor co’ prodi guerreggiar sappiamo.
   Disse, e mischiossi il Dio nel travaglioso
Mortal conflitto. Rïentrò veloce
Nella sua tenda Idomenéo, di belle
Armi vestissi tutto quanto, e tolte315
Due lance s’avvïò, simile in vista
Alla corrusca folgore che Giove
Vibra dall’alto a sgomentar le genti,
E di lucidi solchi il ciel lampeggia;
Così splendea l’acciaro intorno al petto320
Del frettoloso eroe. Lungi di poco