Pagina:Iliade (Monti).djvu/368

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ILIADE

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LIBRO DECIMOQUARTO


ARGOMENTO

Nestore, udito il fracasso de’ combattenti, esce dalla sua tenda e s’invia per consultare con Agamennone sul pericolo de’ Greci. Agamennone è nuovamente di parere che si tenti la fuga. Ulisse si oppone. Diomede consiglia ai duci di mostrarsi, benchè feriti, ai guerrieri e sostenerne il coraggio. Nettunno inanimisce i Greci. Frattanto Giunone, ottenuto il cinto di Venere, presentasi a Giove sull’Ida, ed invocata l’assistenza del dio Sonno giunge ad addormentare il marito. Durante il sonno di Giove, Nettunno soccorre i Greci, i quali fanno orrenda strage dei Troiani. Ettore è ferito con un sasso da Aiace Telamonio. L’eroe è portato semivivo verso di Troia.


De’ combattenti udì l’alto fracasso
Nestore in quella che una colma tazza
Accostava alle labbra; e d’Esculapio
Rivolto al figlio: Oh, che mai fia, diss’egli,
Divino Macaon? Presso alle navi5
Dell’usato maggiori odo le grida
De’ giovani guerrieri. Alla vedetta
Vado a saperne la cagion. Tu siedi
Intanto, e bevi il rubicondo vino,
Mentre i caldi lavacri t’apparecchia10
La mia bionda Ecaméde, onde del sangue,
Di che vai sozzo, dilavar la gruma.
   Del suo figliuol si tolse in questo dire
Il brocchier che giacea dentro la tenda,