Pagina:Iliade (Monti).djvu/381

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48 iliade v.422

E almen per poco vincitor li rendi
Finchè Giove si dorme. Io lo ricinsi
D’un tenero sopor mentre ingannato
Dalla consorte in seno le riposa.425
   Sparve il Sonno, ciò detto, e de’ mortali
Su l’altere città l’ali distese.
Allor Nettunno d’aitar bramoso
Più che prima gli Achei, diessi nel mezzo
Alle file di fronte, alto gridando:430
Achivi, lascerem di Priamo al figlio
Noi dunque il vanto di novel trïonfo,
E la gloria d’averne arse le navi?
Ei certo lo si crede, e vampo mena,
Perchè d’Achille neghittosa è l’ira.435
Ma d’Achille non fia molto il bisogno,
Se noi far opra delle man sapremo,
E alternarci gli aiuti. Or su, concordi
Seguiam tutti il mio detto. I più sicuri
E grandi scudi, che nel campo siéno,440
Imbracciamo, e copriam de’ più lucenti
Elmi le teste, e le più lunghe picche
Strette in pugno, marciam: io vi precedo,
Nè per forte ch’ei sia l’audace Ettorre,
L’impeto nostro sosterrà. Chïunque445
È guerrier valoroso, e di leggiero
Scudo si copre, al men valente il ceda,
E allo scudo maggior sottentri ei stesso.
   Obbedîr tutti al cenno. I re medesmi
Tidíde, Ulisse e Agamennón, sprezzate450
Le lor ferite, in ordinanza a gara
Ponean le schiere, e via dell’armi il cambio
Per le file facean; le forti al forte,
Al peggior le peggiori. E poichè tutti
Di lucido metallo la persona455