Pagina:Iliade (Monti).djvu/42

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v.109 libro secondo 31

E spregeremmo: ma lo vide il sommo
Capo del campo. A risvegliar si corra110
Dunque l’acheo valore. - E sì dicendo
Usciva il vecchio dal consiglio, e tutti
Surti in piè lo seguían gli altri scettrati
Del re supremo ossequïosi. Intanto
Il popolo accorrea. Quale dai fori115
Di cava pietra numeroso sbuca
Lo sciame delle pecchie, e succedendo
Sempre alle prime le seconde, volano
Sui fior di aprile a gara, e vi fan grappolo
Altre di qua affollate, altre di là;120
Così fuor delle navi e delle tende
Correan per l’ampio lido a parlamento
Affollate le turbe, e le spronava
L’ignea Fama, di Giove ambasciatrice.
Si congregaro alfin. Tumultuoso125
Brulicava il consesso, ed al sedersi
Di tante genti il suol gemea di sotto.
Ben nove araldi d’acchetar fean prova
Quell’immenso frastuono, alto gridando:
Date fine ai clamori, udite i regi,130
Udite, Achivi, del gran Dio gli alunni.
Sostârsi alfine; ne’ suoi seggi ognuno
Si compose, e cessò l’alto fragore.
Allor rizzossi Agamennón stringendo
Lo scettro, esimia di Vulcan fatica.135
Diè pria Vulcano quello scettro a Giove,
E Giove all’uccisor d’Argo Mercurio;
Questi a Pelope auriga, esso ad Atréo;
Atréo morendo al possessor di pingui
Greggi Tïeste, e da Tïeste alfine140
Nella destra passò d’Agamennóne,
Che poi sovr’Argo lo distese, e sopra