Pagina:Iliade (Monti).djvu/57

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46 iliade v.619

Ma quale è de’ caprai la maestría
Nel divider le greggie, allor che il pasco620
Le confonde e le mesce, a questa guisa
In ordinate squadre i capitani
Schieravano gli Achivi alla battaglia.
Agamennón qual tauro era nel mezzo,
Che nobile e sovrana alza la fronte625
Sovra tutto l’armento e lo conduce:
E tal fra tanti eroi Giove gl’infonde
E garbo e maestà, che Marte al cinto,
Nettunno al petto, e il Folgorante istesso
Negli sguardi somiglia e nella testa.630
   Muse dell’alto Olimpo abitatrici,
Or voi ne dite (chè voi tutte, o Dive,
Riguardate le cose e le sapete:
A noi nessuna è conta, e ne susurra
Di fuggitiva fama un’aura appena),635
Dite voi degli Achivi i condottieri.
Della turba infinita io nè parole
Farò nè nome, chè bastanti a questo
Non dieci lingue mi sarían nè dieci
Bocche, nè voce pur di ferreo petto.640
Di tutta l’oste ad Ilio navigata
Divisar la memoria altri non puote
Che l’alme figlie dell’Egíoco Giove.
Sol dunque i duci, e sol le navi io canto.
   Erano de’ Beozi i capitani645
Arcesilao, Leíto e Peneléo
E Protenore e Clonio, e traean seco
D’Iria i coloni e d’Aulide petrosa,
Con quei di Scheno e Scolo, e quei dell’erta
Eteono e di Tespia, e quei che manda650
La spazïosa Micalesso e Grea;
E quei che d’Arma la contrada edúca,