Pagina:Iliade (Monti).djvu/573

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240 iliade v.82

Contro terra i bambini, e strascinate
Dall’empio braccio degli Achei, le nuore.
Ed ultimo me pur su le regali
Porte trafitto e spoglia abbandonata85
Voraci i cani sbraneran, que’ cani
Che custodi io nudría del regio tetto
Alla mia mensa io stesso; e allor da ingorda
Rabbia sospinti disputar vedransi
Il mio sangue; e di questo alfin satolli90
Ne’ portici sdraiarsi. Ah, bello è in campo
Del giovine il morir! Coperto il petto
D’onorate ferite, onta non avvi,
Non offesa che morto il disonesti.
Ma che ludibrio sia degli affamati95
Mastini il capo venerando e il bianco
Mento d’un veglio indegnamente ucciso,
Che sia bruttato il nudo e verecondo
Suo cadavere, ah! questo, è questo il colmo
Dell’umane sventure. E sì dicendo,100
Strappasi il veglio dall’augusto capo
I canuti capei; ma non si piega
L’alma d’Ettorre. Desolata accorse
D’altra parte la madre, e lagrimando
E nudandosi il seno, la materna105
Poppa scoperse, e, A questa abbi rispetto,
Singhiozzante sclamava, a questa, o figlio,
Che calmò, lo ricorda, i tuoi vagiti.
Rïentra, Ettore mio, fuggi cotesto
Sterminatore, non istargli a petto,110
Sciaurato! Non io, s’egli t’uccide,
Non io darti potrò, caro germoglio
Delle viscere mie, su la funébre
Bara il mio pianto, nè il potrà l’illustre