Pagina:Iliade (Monti).djvu/576

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v.183 libro ventesimosecondo 243

Vie più l’incalza con acuti stridi,
Di ghermirla bramoso: a questa guisa
L’ardente Achille difilato vola185
Dietro il trepido Ettór che in tutta fuga
Mena il rapido piè rasente il muro.
Trascorsero veloci la collina
Delle vedette, oltrepassâr, lunghesso
La callaia, il selvaggio aereo fico190
Sempre sotto alle mura; e già venuti
Son dell’alto Scamandro alle due fonti.
Calida è l’una, e qual di fuoco acceso
Spandesi intorno di sue linfe il fumo:
Fredda come gragnuola o ghiaccio o neve195
Scorre l’altra di state: ambe son cinte
D’ampii lavacri di polita pietra,
A cui, pria che l’Acheo venisse i giorni
Della pace a turbar, solean de’ Teucri
Liete le spose e le avvenenti figlie200
I bei veli lavar. Da questa parte
Volano i due campion, l’uno fuggendo,
L’altro inseguendo. Il fuggitivo è forte,
Ma più forte e più ratto è chi l’insegue,
E d’un tauro non già, nè della pelle205
Si gareggia d’un bue, premio a veloce
Di corsa vincitor, ma della vita
Del grande Ettorre. E quale a vincer usi
Giran le mete corridori ardenti,
A cui proposto è di gentil donzella210
O d’un tripode il premio, ad onoranza
D’alcun defunto eroe; così tre volte
Dell’ilíaca città fêr questi il giro
Velocemente. A riguardarli intento
Stava il consesso de’ Celesti, e Giove215
A dir si fece: Ahi sorte indegna! io veggo