Pagina:Iliade (Monti).djvu/65

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54 iliade v.891

L’ira vitando e il minacciar degli altri
Figli e nipoti dell’erculeo seme.
Dopo error molti e stenti i fuggitivi
Toccâr di Rodi il lido, e qui divisi
Tutti in tre parti posero la stanza:895
E il gran re de’ mortali e degli Dei
Li dilesse, e su lor piovve la piena
D’infinita mirabile ricchezza.
   Niréo tre navi conducea da Sima,
Niréo d’Aglaia figlio e di Caropo,900
Niréo di quanti navigaro a Troia
Il più vago, il più bel, dopo il Pelíde
Beltà perfetta. Ma un imbelle egli era;
E turba lo seguía di pochi oscuri.
   Quei che tenean Nisiro e Caso e Crápato905
E Coo seggio d’Euripilo, e le prode
Dell’isole Calidne, il cenno regge
D’Antifo e di Fidippo, ambo figliuoli
Di Tessalo Eraclíde. E trenta navi
Aravano a costor l’onda marina.910
   Ditene adesso, o Dive, i valorosi
D’Alo e d’Alope e del pelasgic’Argo
E di Trachine; nè di Ftia nè d’Ellade,
Di bellissime donne educatrice,
Gli eroi tacete, Mirmidon chiamati,915
Ed Elleni ed Achei. Sopra cinquanta
Prore a costoro è capitano Achille.
Ma di guerra in que’ cor tace il pensiero,
Ch’ei più non hanno chi a pugnar li guidi.
Il divino Pelíde appo le navi920
Neghittoso si giace, e della tolta
Briseide l’ira si smaltisce in petto,
Bella di belle chiome alma fanciulla
Che in Lirnesso ei s’avea con molto affanno