Pagina:Iliade (Monti).djvu/75

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64 iliade v.13

Al pastore odïosa, al ladro cara
Più che la notte, nè va lunge il guardo
Più che tiro di pietra: a questa guisa15
Si destava di polve una procella
Sotto il piè de’ guerrieri che veloci
L’aperto campo trascorrean. Venuti
Di poco spazio l’un dell’altro a fronte
Gli eserciti nemici, ecco Alessandro20
Nelle prime apparir file troiane
Bello come un bel Dio. Portava indosso
Una pelle di pardo, ed il ricurvo
Arco e la spada; e due dardi guizzando
Ben ferrati ed aguzzi, iva de’ Greci25
Sfidando i primi a singolar conflitto.
Il vide Menelao dinanzi a tutti
Venir superbo a lunghi passi; e quale
Il cor s’allegra di lïon che visto
Un cervo di gran corpo o caprïolo,30
Spinto da fame a divorarlo intende,
E il latrar de’ molossi, e degli audaci
Villan robusti il minacciar non cura;
Tale alla vista del Troian leggiadro
Esultò Menelao. Piena sperando35
Far sopra il traditor la sua vendetta,
Balza armato dal cocchio: e lui scorgendo
Venir tra’ primi, in cor turbossi il drudo,
E della morte paventoso in salvo
Si ritrasse tra’ suoi. Qual chi veduto40
In montana foresta orrido serpe
Risalta indietro, e per la balza fugge
Di paura tremante e bianco in viso,
Tal fra le schiere de’ superbi Teucri,
L’ira temendo del figliuol d’Atreo,45
L’avvenente codardo retrocesse.