Pagina:Iliade (Romagnoli) I.djvu/17

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xviii prefazione

mitiche, che ereditano il loro nome. Sono i Fenici, semiti, della storia più tarda.

Durante la decadenza fenicia, altri popoli assumono a vicenda l’egemonia. E ai tempi d’Omero, sembra la possedesse Troia, la ricchissima, intorno alla quale vediamo affollarsi, come a difesa comune, tutte le genti dell’Asia.

* * *

Veniamo ora all’altro gruppo di popoli, che giungono dall’Ovest, traverso le montagne dell’Illiria e dell’Epiro, e prima si fermano nell’Epiro, poi in Tessaglia, per scendere di lí nella Grecia centrale, e infine al Peloponneso, sino alle coste. Per brevità, chiamiamoli Achei.

La loro storia è anch’essa nebulosa, ma non quanto quella degli asiànici. Ne possediamo un documento, e di primissimo ordine, nei poemi omerici, e specialmente nella Iliade. Anche questa verità si va facendo strada. I poemi omerici sono sostanzialmente documenti storici. E non solamente nella esposizione dei fatti piú recenti, e dunque piú prossimi al poeta, bensí anche per i fatti piú remoti e propriamente mitici. Perché anche il mito è qui storia. È la prima storia, raccolta dagli Achei, che della storia, primi nel mondo, ebbero il giusto senso e la passione.

E qui è da rilevare un fatto assai importante. Noi moderni siamo tutti meravigliati e disgustati dalle incongruenze, dalle assurdità e dalle brutture d’ogni sorta che contaminano i miti Greci. E già gli antichi sentivano questa meraviglia e questa repugnanza. Pindaro, per esempio, a proposito di Pelope, che, si presumeva divorato, sia pure inconsciamente, da un Nume, diceva (Olympia, I):