Pagina:Iliade (Romagnoli) I.djvu/8

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prefazione ix

ma senza mai distruggerne per intero né la sostanza fisiologica, né lo spirito.

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Dopo la semibarbarie pelasgica, ecco, nel, mondo mediterraneo, una civiltà raggiante, l’egèa, che ha in Creta la sua sede principale.

Il più importante materiale degli scavi che l’hanno rivelata, è oramai conosciuto, anzi, si può dire, popolare. Ma tutt’altro che definitiva mi sembra la sua sistemazione.

E, innanzi tutto, bisogna dividerlo, ben nettamente, in due gruppi: le opere trovate in Creta, alle quali si connettono, necessaria appendice, quelle di Filacòpi; e quelle trovate fuori di Creta, un po’ dappertutto nel mondo chiamato egèo o minoico, o micenaico. Per distinguerle dal puro cretese, le chiameremo appunto micenaiche.

Ed anche nel puro cretese, si distinguono vari filoni. E soprattutto deve essere, credo, maggiormente isolata, e considerata sotto una luce speciale, tutta la serie delle figurazioni orride e demoniache, che attestano una fantasia barbarica e fortemente allucinata, in vivo contrasto con tutta un’altra serie d’immagini vaghe, serene, idilliache. E queste immagini, quali che siano i loro rapporti con la prima serie, caratterizzano certo lo spirito della civiltà cretese nel suo apogeo.

Evochiamole al nostro spirito: facile evocazione, mercè delle opere divulgative, oramai innumerabili1

Palagi grandiosi, regali scalèe marmoree, sale ampissime,

  1. Sebbene di rado soddisfacenti. Le sole che valgano a dare un’idea degli originali sono quelle della recente opera dell’Evans: The palace of Minos, 1921.