Pagina:Iliade (Romagnoli) I.djvu/82

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search


     Or, gli altri Numi, e i guerrieri maestri di carri, nel sonno
erano immersi. Solo per Giove il soave sopore
non discendeva: ché andava pensando in che modo potesse
fare ad Achille onore, distrugger gran copia d’Achivi,
presso alle navi. E questo gli parve il partito migliore:
ad Agamènnone Atríde mandar l’ingannevole Sogno.
E lo chiamò, gli volse cosí la veloce parola:
«Sogno ingannevole, va’ degli Achivi alle rapide navi.
Come alla tenda sarai d’Agamènnone figlio d’Atrèo,
a lui precisamente di’ tutto come io te lo impongo:
digli che faccia armare gli Achei dalle floride chiome,
senza verun indugio: ché adesso espugnare potranno
Troia, la bella città; perché dell’Olimpo i Signori
discordi piú non sono: che tutti convincerli seppe
Era, pregando; e lutti già incombono sopra i Troiani».
     Disse. Ed il Sogno tosto partí ch’ebbe udito il comando,
e degli Achivi giunse ben tosto alle rapide navi,
e mosse verso il figlio d’Atrèo. Lo trovò nella tenda:
quivi giaceva l’eroe, circonfuso da dolce sopore.