Pagina:In memoria di Alfonso della Valle di Casanova.djvu/9

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

9

vemente non uscì più di casa, i bambini l’andavano a visitare. E bello era a vedere come parlava con loro: E perchè non sei venuto prima? ti sei dimenticato di me? E il bambino a scusarsi; e lui a mostrare collera; e quello ad abbassare gli occhi; e poi a rappaciarsi. Il povero Alfonso, che avea perduto i suoi più cari tutti in età giovane, solo, non isvagato dai dilettamenti del mondo, avea bisogno di vivere co’ bambini, e vivendo in compagnia loro gli pareva di pregustare le consolazioni del cielo. Anzi, quella fede vivissima ch’egli avea alla vita futura e che noi indarno domandiamo alle filosofie, la ricevette dai bambini; perchè imparò molto da loro, mentre a loro insegnava: imparò i riposti veri della religione di Cristo pieni di sovrumane delizie, chiusi e negati a chi, vivendo co’ superbi del mondo, non si vuole fare bambino.

E della religione non trascurò nessuna delle pratiche più minute: e in lui, giovane, bello, di modi aperti, lepido, essa apparve disinvolta, e direi in abito festoso. E così pareva a chi lo vedea, allorchè era sano, a conversare nelle splendide sale de’ suoi parenti, fra brigate di uomini insigni e di nobili giovani e di leggiadrissime donne, e, occorrendo, ad aprir franco il suo affetto per l’Italia, purchè unita a Cristo, pigliandosela del pari contro chi cercasse disgiungere quella da questo, o questo da quella. E pareva così a me: e certe volte a vederlo io a casa, con una veste lunga che dava al bianco ricinta ai lombi, con la barba