Pagina:Ingegneri - Contro l'alchimia e gli alchimisti palinodia dell'Argonautica, 1606.djvu/66

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Il’Signor Pan* Io Giàbelli Ve L r B R o Ha chi dìscior/t y ò rimanere agogni: éMa ciascun lieto 3 1condottar precorre ^uanto’lpermette 3!pretioso impaccio. ___ Venne da l’Adige Va, cui non ri Siringe ìimof&XJ Tràgli confini suoi fortuna angufla tnaeifsimo nei L’animo vailo al vero bonor rtuolto, amici. C g:* Già Bello, bor buono, e sol de 3 buoni amico, Hieroglific 0 E recoqueflidi Vulcanlmago dei feto. co’I feruleo Capei 3 debile e zoppo, Che senza IsuobaClon pajjo non moue.

  • 2 )al Mincio Venne huom saggio 3 à D i o si ca~

Cb’ein’è ^ D 3 vdir l’incomprenfibilefauella. E ne gli Studi suoi,grattie profondi, £)tial al Gran Padre 3 e Gran Dottor souente Selea scender dal C ielbianca colomba, Il P. D.Grego- C he i}* ’#»*** le sentente, e i detti, MS toua>no °mo ^ ^ * C °^ UI di nome à lui fimi le, naca di Monte E di dottrinale di pietà conforme * fimo" Theoìo- f P er becca de t Eterno Spirto, fe°dV)goTp d ro n li Sa P er Sommo sapienza infonde. fonda fetenzi. «Quefìi porto ffle ridente aurea catena, L’aurea catena Gbe dal C tei pende y efinon terra arriua$ nóta°iTcolle- ^ Cannello in annelluce comparte t ganza d t He co Ondi altri alSommo^e Vero Lume ascende, fe cele ut conte terrene. ùA Mando O’O,