Pagina:Inni di Callimaco.djvu/57

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

52

Sette volte accerchiar Delo col volo,
     E quantunque fiate in ciel non tacque
     Il dolce metro del canoro stuolo,

310Di tante fila d’oro a Febo piacque
     Armar la cetra sua; non era ancora
     Messo l’ottavo suon, che il nume nacque.

Intuonar l’inno di Lucina allora
     Le ninfe dell’Inopo, a cui per l’etra
     315D’ogn’intorno rispose Eco sonora.

Qui per voler di Giove ira si arretra
     Dal petto di Giunon: qui Delo in auro
     Mutar le antiche fondamenta impetra,

Tinse la chioma sua l’olivo in auro,
     320Spumò d’auro l’Inopo, e quel terreno,
     Che il fanciullo toccò, rifulse in auro;

Donde il togliendo e riponendo in seno
     Dicesti: o terra immensa, che di molti
     Altari il grembo e di cittadi hai pieno,

325Isole circostanti e pingui colti,
     Infeconda qual sono avrommi vanto,
     Che Apollo nominar Delio si ascolti.