Pagina:Invernizio - La trovatella di Milano, Barbini, Milano, 1889.djvu/44

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parola, un sorriso affettuoso, una carezza. Si mostrava di una freddezza pungente, di una placidità irritante.

L’unica cosa che consolava alquanto la fanciulla, era di non dover più sopportare la presenza del marchese Diego: egli non si faceva più vedere da lei, pareva essersi allontanato dal palazzo.

Adriana si trovava già da alcuni minuti assorta nei suoi pensieri, allorchè si alzò pianamente una portiera e comparve il conte.

Egli si fermò un istante a contemplare la figlia, il cui languido atteggiamento, mostrava un abbandono, uno sconforto indicibile, poi la chiamò dolcemente a nome.

Adriana a quella voce balzò in piedi confusa, arrossita di essere sorpresa in quello smarrimento. Il suo cuore batteva con violenza.

— Papà, — mormorò.

— Giungo forse male a proposito, mia cara — disse il conte avvicinandosi — ma avevo da parlarti.

Sedette al posto lasciato dalla fanciulla, attirò questa sulle sue ginocchia.

Adriana era sbalordita: sperava e temeva al tempo stesso: quel cangiamento improvviso del padre la turbava, mentre abbandonavasi dolcemente nelle braccia di lui.

— Dammi ascolto, Adriana — disse il conte baciandola — io mi sono mostrato un po’ troppo severo con te; ma ciò che tu forse attribuisti a poco affetto, era invece il desiderio di vederti fe-