Pagina:Isernia - Istoria di Benevento I.djvu/157

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zoticvs hic nomen nvdvm
vanvmq reliqui
in cineres corpvs et in aethera
vita solvta est.

Questo Zotico seguiva l’opinione di Panezio e di Cornuto, primarii filosofi storici, che fu poi abbracciata anche da Epitteto e da M. Aurelio Antonino, i quali credevano Puomo composto di due sostanze, una materiale, l’altra causale, e ritenevano che amendue, morendo l’uomo, fondevansi nella sostanza dell’universo dond’erano generate, il corpo nella terrena sostanza e l’anima nell’anima del mondo abitante nell’etere, per essere poi trasformate successivamente in altri corpi. Era in sostanza la dottrina delle sette antiche che chiamavasi Panteismo e Metempsicosi.

Ma nella serie delle antiche iscrizioni funerali di Benevento celebratissima su tutte era quella che riferivasi a una certa Ponzia, di cui non debbo trasandare di far menzione.

Durante l’imperio di Vespasiano e Tito visse in Benevento Ponzia, figlia di Tito Ponzio, madre sì inumana, cui diede il cuore di uccidere per avarizia due suoi figliuoli, ma che poi tutta compresa dall’orrore d’un tanto delitto, di propria mano si uccise, e sul suo sepolcro fece incidere nel marmo la seguente iscrizione, a eternare la memoria di un sì atroce misfatto.


pontia titi ponti filia hic sum
quae duobus natis a me ava–
ritiae opus veneno consumptis
miserae mihi mortem conscivi
tu qui hac transis si pius es
quaeso a me oculos averte

Il poeta Giovenale nella sesta delle sue satire scriveva terribili versi a proposito della Ponzia di Benevento. E an-