Pagina:Isernia - Istoria di Benevento I.djvu/204

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patria. Coloro però, montati in superbia per la miseranda fine di Aione, e nutrendo lusinga di poter occupare con facilità assai territorio, nonchè di espugnare Siponto, rifiutarono gli accordi. In quella il prode Radoaldo, sitibondo di vendetta, assalì alla sprovveduta i loro alloggiamenti, e di tanto gli arrise la fortuna da prendere terribile vendetta di quei barbari, colmando dei lor cadaveri quelle medesime fosse, che essi soleano in guerra scavare ad arte, e ove Aione era stato prima seppellito che morto; e intimò ai pochi superstiti di quella memorabile strage lo sgombro immediato da tutto il territorio beneventano. Una sì luminosa vittoria esaltò in modo F esercito che tutti i più prodi e distinti guerrieri lo salutarono senza indugio duca di Benevento, per non avere il misero Aione lasciata prole, e anche perchè una sì fausta impresa richiamò più vivamente alla loro memoria il non seguito consiglio del vecchio Arechi.

Radoaldo tolse le insegne del ducato, ma tuttavia, dando luogo alla prudenza, assentì alla deliberazione del Configlio, il quale avea messo il partito di adempiere al proprio debito col re. E perciò gli spedì una elettissima deputazione a scusarsi se, stante le condizioni anormali dello Stato, erasi veduto astretto il popolo beneventano ad eleggersi a suo talento un duca. E aggiungeva che con ciò non si ebbe mai pensiero di venir meno all’usato ossequio verso i sovrani longobardi; essendosi in tutti i popoli serbata sempre l’usanza di appigliarsi nelle grandi strette a quel partito che si ritenesse più prosicuo allo Stato. Ed il re d" Italia, impigliato allora in assai gravi faccende, non volle guardar molto pel sottile la cosa, e, menando buone le loro ragioni, si lodò della scelta, e usò modi assai cortesi con gli ambasciadori del duca.

In quel mentre trovandosi questi alla frontiera quasi del ducato con molta mano di valorosi, avido di conquiste, volse in danno dei vicini quelle forze che avea assembrate a sola difesa dello Stato, e non trovò ostacolo ai suoi disegni che unicamente nelle città presso Roma, e in quelle di marina sul Tirreno, che con grossi presidii si