Pagina:Isernia - Istoria di Benevento I.djvu/219

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cronache locali che Romoaldo andò incontro alla sposa sino ai confini dello Stato, e le nozze celebraronsi con tanta pompa che le feste e i tornei si protrassero per varii mesi. E si ritiene che vi traessero cavalieri sin dalla Macedonia, poichè erasi dal duca pubblicato un bando tanto esteso da non escludere alcuno di quanti avessero avuto vaghezza di prender parte a quelle feste.

Dopo tali avvenimenti Grimoaldo, vedendosi liberato dai nemici esterni, si studiò di ben coordinare le leggi di Rotari, che componevano il codice longobardo, aggiungendovi anche le proprie; nonchè la prescrizione trentennale, secondo il dritto romano, e alcune modifiche sulle successioni ereditarie e i divorzii; il che per quei tempi non fu opera di lieve momento, giacchè in tanta miseria di leggi scritte ogni nuova legge, che fosse informata ai sani principii di equità naturale, segnava ai popoli una via di progresso, e preparava il terreno acconcio a quei celebri statuti municipali che più tardi tutelarono la libertà e la civiltà italiana.

E infine, per addirsi interamente alle riforme civili, strinse un trattato di pace solidissima con Dagoberto II re dei Franchi; e, siccome il favore di cui godeva in quella corte Bertarido gli era sempre una spina al cuore, cosi ne chiese la consegna mediante i suoi oratori.

Per questo Bertarido, non credendosi ivi sicuro, congedatosi da quel sovrano, fece pensiero di approdare in Inghilterra che allora si tenea dai Sassoni. Ma, appena si era messo in mare, gli fu apportata la nuova della morte di Grimoaldo, per cui la nave diè subito volta e lo rimise al lido. Nè fu mendace la nuova, imperocchè Grimoaldo, che di fresco si avea fatto incidere la vena del braccio, traendo un dì l’arco nel suo viridario con soverchia forza, per colpire con un dardo un colombo, morì svenato non senza il sospetto che i medici avessero fatto uso di farmaci avvelenati.

In tal modo Grimoaldo dopo nove anni di regno passò di vita nell’età già grave di anni settanta, dopo di essersi reso in Italia glorioso per le sue gesta e formidabile ai suoi nemici, lasciando il regno non all’adulto Romoaldo