Pagina:Isernia - Istoria di Benevento II.djvu/136

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tenere dei fatti tendenti a infamare la memoria di un uomo illustre per via di semplici congetture e supposizioni. E anzi alcuni storici più imparziali, e abituati a non ammettere alcun fatto senza una ponderata critica, asserirono francamente che i delitti imputati a Manfredi non erano punto credibili, e non dubitarono di uguagliare l’infelice svevo ai più grandi sovrani che in diversi tempi onorarono l’umanità.

I moderni autori son quasi tutti concordi nel levare a cielo le virtù civili di Manfredi, e nel rivendicarne la fama, e le sue gesta sono state celebrate in prosa e in verso nella moderna letteratura, per guisa che niun altro nome più di quello del re Manfredi suona ora al pari gradito alla gioventù italiana. Il de Cesare scrisse la istoria del re Manfredi, assumendo a discolparlo dall’ingiusta accusa di usurpatore, il Guerrazzi, il de Sivo e il conte Capranica ne resero popolare il nome coi loro romanzi, Carlo Marenco e il Cocchetti composero due tragedie sull’eroica sua morte, il Montrone trattò di Manfredi in un’assai pregevole novella in ottave, e il Mamiani in uno dei suoi idillii, e ciò fa bella prova che le sue sventure eccitarono un senso di simpatia in tutti gli italiani.

Due questioni di non lieve interesse per la istoria patria sono state discusse con calore da varii scrittori: la prima consiste nel determinare con precisione il luogo della battaglia in cui peri Manfredi, e l’altra quale fosse stato il ponte presso il quale sul cadavere di Manfredi si elevò la gran mora dì sassi, e io di amendue mi occuperò assai brevemente.

I beneventani ritennero sempre che le schiere di Carlo d’Angiò vennero a giornata campale con quelle di Manfredi nella pianura di Roseto, e non giù sotto le mura di Benevento e delle sue adiacenze, e molto meno nelle vicinanze di Cepparano, come sognarono alcuni scrittori, tra i quali Pietro Giannone.

Si è creduto sempre che la notizia del luogo della battaglia possa attingersi più che da altri scrittori dalla voce autorevole d’un cronista del secolo XIII, in cui quella bat-