Pagina:Isernia - Istoria di Benevento II.djvu/223

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breria. Faccia Iddio che a tanta mancanza supplisca alcun altro cittadino, il quale potendo operare il bene di questa comune patria, in ciò riponga la sua gloria. E dico il bene, perchè bene non v’ha che dal sapere non derivi.

Il monastero delle Orsoline, dove le claustrali addette all’insegnamento elementare educano le fanciulle di qualsiasi condizione alle virtù civili e cristiane, fu, secondo i tempi, un’altra nobilissima e utile istituzione di Mons. Pacca, il quale assegnò 20 mila ducati di entrata alle monache Salesiane di S. Giorgio la Montagna, e sovvenne anche con liberalità senza pari alle orfane dell’Annunziata, e ai padri di S. Alfonso de’ Liguori, da lui incitati a fondare una casa in S. Angelo a Cupolo. E fece infine costruire dalle fondamenta un grande edifizio, che si disse della tesoreria, affine di allogarvi gli arredi sacri, di cui la nostra cattedrale abbondava in quel tempo, per non essere stata ancor preda della rapacità straniera. Ed altre insigni opere avrebbe certamente intraprese se più a lungo gli fosse bastata la vita; ma egli chiuse la sua mortale carriera nei 14 luglio 1873, avendo retta per undici anni appena la chiesa beneventana, e con suo testamento lasciò il suo incerto e scarso retaggio, che si componea di ducati duemila, al fratello marchese Bartolomeo, con la condizione che mandasse a termine a sue spese la fabbrica della libreria pubblica.

L’esempio dato da Mons. Francesco Pacca all’incremento de’ buoni studii in Benevento fu imitato dall’intero patriziato, che prese a coltivare con lode le scienze e le lettere, e infuse novella vita all’Accademia de’ Ravvivati, che allora prosperava in Benevento, e qui credo conveniente riportare un brevissimo cenno delle accademie beneventane.

Nell’anno 1550 fu costituita in Benevento una prima accademia col nome dei Ravvivati, la quale tolse per impresa la Fenice che dal rogo rinasce, col motto Parturiente rogo. Essa era tuttavia in fiore nell’anno 1759.

Nel 1682 ne era socio Niccolò Piperno, autore di un’opera intitolata La noce maga di Benevento estirpata da S. Barbato, che levò gran rumore a quei tempi. E nel 1698 n’e-