Pagina:Istorie dello Stato di Urbino.djvu/121

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82 Dell'Historie de' Galli Senoni.

armati, all'improvviso, crudelmente la saccheggiarono, ed arsero. Il che successe l'Anno di Roma 598. Cessate poscia le guerre di Silla, e da gli suoi Cittadini fù questa riedificata, e come prima habitata; e nella medesima divotione de' Romani perseverando, visse per sino alla guerra Civile di Cesare, e di Pompeo, felice. Nel cui tempo, havendo il sudetto Cesare passato il Rubicone, contro i Decreti del Senato; all'improvviso, una mattina per tempo la sorprese: indi munitala di genti, e di vettovaglie se ne passò a Roma, la quale di tutti li tesori spogliata, che ritrovò nell'Erario publico, tosto ritornossi à Rimino, dove ingrossando con le genti di quello (come accenna Lucanio) il suo Essercito, se ne passò in Marsilia, & ivi con l'aiuto de i medesimi Ariminesi, si fè tanto grande, che ascese alla Monarchia del Mondo. Dopò la morte di Cesare, alla cui divotione in vita sua la medesima Città sempre mantennesi, essendo cascata sotto la Tirannide fiera del Triumvirato, cioè, di Marco Antonio, di Lepido, e di Ottaviano, quelli non havendo pecunia da pagare gli Esserciti, circa l'Anno 720. dell'edificatione di Roma, la diedero con altre dieci sette Città, delle più ricche d'Italia, in poter de' Soldati, che la saccheggiassero. Mà di questa empietà i Riminesi avisati, alla difesa si posero in fuga, & la Città salvarono: così testifica Appiano, e Dione, e Cesare Clementini l'approva nel primo Libro delle sue Historie.

Ritrovandosi tutta la Terra in pace, sotto la Monarchia del sudetto Ottaviano Augusto, nell'Anno 43. del suo Imperio, che fù il 757. dell'edificatione di Roma, à punto quando la VERGINE MARIA figlia di Gioachino, della casa di Davide, della Tribù di Giuda, partorì con infinita meraviglia della Natura, e stupore de' credenti in Betlem, il Figlio di Dio, fatto Huomo; il medesimo Ottaviano edificò in Rimino un superbissimo Arco di Marmo, nella via Flaminia, alla Porta Romana assai vicino, di tal sodezza, che sino al presente, poco men che intiero conservasi, quantunque da' Barbari siasi procurato più volte di rovinarlo, insin col fuoco, per estinguere in questo edificio, la memoria della generosità Romana. Et dall'altra parte della Città, nella via Emilia, sopra la Marechia, inarcò sopra gran pilastri quel famosissimo Ponte, di fortissime pietre fabricato, non men di cento vinti piedi lungo, & di quindeci largo. Non solo questo invitto Heroe fece in Rimino questi due stupendissimi edificij fondare; mà insieme riedificare il desolato Borgo frà le mura di essa, & il descritto Ponte. Dentro le mura poi eresse Torri, Palagi, e Tempij, degni di essere habitati dalla sua Imperiale grandezza: Onde un tempo, per dar calore al resarcimento delle vie Consolari, Flaminia, & Emilia, quasi dal tempo, e da' passaggieri destrutte, volle tenervi della sua residenza il seggio. Da questi favori

à Rimino