Pagina:Istorie dello Stato di Urbino.djvu/128

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Libro Secondo. 89

tori le penne veridiche ne fanno fede; e molti hoggi di tali ne conosco Io, che nelle Corti di varij Prencipi con honorata carica impiegano i lor talenti. De gli Heroi, che in varij tempi hà prodotto Rimino, io non potendo in questo breve compandio, fare la grandezza de i loro fatti meravigliosi capire, non oso à favellare. Onde rimettendomi a’ bronzi, & a i marmi, che di essi parlano, e più de gli Scrittori alle carte; singolarmente al Cavaglier Clementini, che ne compose un grosso Volume; quì fermando la penna, che è della mia mano la lingua, non favellerò più oltre de gli successi di lui.


CAPITOLO SECONDO.

Della Città di Pesaro, e suoi accidenti, fino al presente.


La Città di Pesaro, non meno in questi nostri tempi famosa, che ne gli Antichi superba, & illustre (se prestar fede si deve alle penne de’ più stimati Scrittori, che de’ fatti di lei gloriosi parlarono) situata nell’angolo retto si torva, che fà con l’acque salse l’onde Isaure, à piè della già nel primo Libro descritta pianura, resasi dal medesimo Fiume, e letto, e riva. La qual Cittade (come pregiata Gemma in fin metallo) dalle sue superbe strutture scintillando i raggi, mostra in bell’ordinanza, disposte, adorne, ample, e diritte le vie, ce in simitriaca proportione divide; col Foro si sontuoso, e bello, che da pochi, ò da niuno vien pareggiato altrove, non tanto per le moli grandissime de’ Palagi, e de’ Tempi, che lo spalleggiano; quanto per lavista de’ limpidi, & de’ christallini Fiumi, i quali gorgogliando suonori dentro un pregiato Fonte ivi ne sgorgano, e per l’aria sparsi verso il Cielo ergendosi, increspati al medesimo cadono, & altrove si diffondono. E per difesa de gli habitatori, si come viene di fosse, di baluardi, di mura, e di terrapieni benissimo circondata cosi da grossi presidij, con occhio paternamente geloso, è custodita. Trovandosi Pesaro (da che fù primieramente fondato) nel luogo apnto, ove al presente si vede (quantunque altrimente con falsi inchiostri n’habbia scritto Procero) viene da Marco Tullio, e da Tito Livio dentro i

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