Pagina:Istorie dello Stato di Urbino.djvu/198

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Libro Secondo. 159

del sopradetto Hercole un superbo Tempio fondato, secondo che forti veggonsi de gli suoi fondamenti le memorande reliquie, il quale piamente può credersi, che quando Suasa ricevè con il Battesimo la fede, ispurgato fosse dallʼimmonditie Idolatre, poscia dedicato al glorioso Precursore Giovanni, della Città medesima la Catedrale si chiamasse: Distrutto poi neglʼincendij, da gli avanzati Cittadini venisse per loro particolar devotione, dentro lʼistesso luogo rifatto, benche assai minore del primo. Sotto à questo bel Tempio, verso il vento Upofenice, situato giace un campo, il qual poco tempo adietro era da gli Averardi goduto; nel cui mezo lʼAnno 1557. frà le ruine di muraglie antiche, da un Bifolco fù con lʼaratro una gran Tomba scoperta, dove di un smisurato Gigante il mostruoso cadavero frà certe lame dʼoro involto giaceva, il quale da unʼardente lucerna honorato, intiero quasi, e fresco serbavasi. Non sgomentossi punto da tale incontro il coraggioso Agreste, anzi ratto disceso al fondo, spogliollo dellʼoro; ne dʼaltro curandosi, fuor che di quello, e della curiosa lucerna, che allʼapparire dellʼaria tosto si estinse, coʼl terreno ricoperse il cadavero, e riempiete la fossa. Ne havendo à grado di partir lʼoro coʼl Prencipe, tenne questa sua ventura celata, benche in breve, di molti campi ritrovandosi possessore, divenne questo per tutta la Contrada palese: Et havendo io havuto nel fine del passato secolo cognitione dellʼavventurato Bifolco, & al presente dʼun suo nipote, intieramente certificato mi sono, essere (come dicemmo) passato il caso; autorizzatomisi dʼavantaggio, con la vista della sopradetta lucerna, dal sepolcro estratta, che lʼAnno 1615. in casa de gli suoi heredi si conservava.

In mezzo allʼonde correnti del Cesano fiume, hoggi si scorgono in due luoghi divisi, alcuni pezzi fondamentali di antiche strutture, i quali tiensi di certo, che fossero delle Colonne i pedestalli, che de i ponti sostentavano gli archi, per cui la Città divisa dal fiume, si congiongeva. Da questi non molto discosto, nelle ripe del sudetto fiume, che dallʼOriente spalleggianlo, due porte ritrovansi di ordinaria grandezza, lʼuna dallʼaltra, intorno à sessanta piedi lontana, per le quali entrasi dentr vie sotterranee, artificiosamente involto, di mattoni cotti, e di calce tenace fabricate, in una delle quali; essendo io giovinetto, con alcuni miei curiosi Compagni entrai, dove camminato intorno à cento cubiti, cercando anche di penetrar più oltre, sorpresi da un certo non conosciuto spavento, di ripente venissimo à rivolgere indietro i passi forzati. Parimente il simile raccontasi esserʼaccaduto ad altri, che di fare tentarono il medesimo; e con più evidenza lʼesperimentarono quelli, che ansiosi di ritrovare Tesori con più ardire vi entrarono di notte, con fiaccole accese, & con istromenti fabrili: però che havendo già de gli Antri varcato in