Pagina:Istorie dello Stato di Urbino.djvu/206

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Libro Secondo. 167

pompa, currum Elephantorum Augustæ similem decernendam curavit. Dopò questa cerimonia, tosto decretò il Senato, che come à Dea celeste, le si rendessero, ne i medesimi Tempij d’Augusto, i divini honori, non meno in Roma, che fuori mà si come ella era Donna, ciò dalle Donne solamente facessesi, le quali per questo effetto, venissero dall’ordine Sacerdotalo de gli huomini, in altrettanto numero Sacerdotesse create. E perche in questo Collegio, se non i più degni, e della Città più nobili, (come accennammo) potevan’esser ascritti, cosi à tal carica non s’eleggevan da loro, se non le più belle, le più nobili, e le più virtuose Donne, che soggiornassero ivi. Tale fù senz’inganno Cortilia figliuola di Caio della gente, ò Tribu Priscillia, notata in questo marmo, che si rese degna, da gli Augustali Sacerdoti di essere alla dignità Sacerdotale assunta e di servire ne i sacrificij à Livia Drusilla. Questa venendo à morte; acciò che de gli suoi gran meriti, appresso i posteri si riserbasse memoria, credesi, che dai medesimi Sacerdoti Suasani, dentro l’istesso Tempio, questo sasso, con il descritto Elogio si erigesse.

Trà i vestigij de’ bagni Suasani, con diligenza cercando il sopranomato Ottaviano Volpelli, scoperse una pietra, la quale fece al suo Palagio condurre; ove hoggi con l’altre due sopra descritte si trova, in cui si leggono i seguenti Elogij.


L. OCTAVIO L. F. CAM.
RVFO. TRIB. MIL. LEG. IIII.
SCYTHICÆ PRÆF. FABR. BIS
DVOMVIRO. QVINQ. EX
S.C. ET. D.D. AVGVRI EX
D.D. CREATO. QVI
LAVATIONEM GRATVITAM
MVN.