Pagina:Istorie dello Stato di Urbino.djvu/58

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Libro Primo. 19

rechia: nè di tal varietà di nome penetrare hò potuto la cagione. Poco sopra la Villa di Roccucci, alle mura della Badia, trà gli Apennini, sorge questo Fiume, e frà lo spatio di quaranta miglia di corso, hor per oblique, & hor per linee rette portando all'Adriatico l'acque. Finalmente giunto, e quelle con riverente inchino presentando, nel compire trattenendosi con humili cerimonie, alle mura di Rimino forma se non famoso, almen commodo Porto, da cui l'entrate, che à i ricchi habitatori della Contrada sopravanzano, ad altri Popoli bisognosi tragittansi.

Da Rimino, intorno à dieci miglia discosto, nella strada Emilia, il fiume Rubicone da' passaggieri s'incontra, che nella divisione delle Provincie Galle, fù consegnato da Belloveso per limite à Senoni; e dopò l'esterminio di quelli, fù da' Romani per Divisor d'Italia da gli altri Popoli Galli dichiarato, come dà infiniti Scrittori si racconta, e da Lucano inispecie in questi seguenti versi.


Punicus, Rubicon cùm fervida canduit aestas,
Perq; lmas serpit valles, & Gallica certus
Limes ab Ausonijs disterminat arva colonis.


Questi benche povero d'acque, assai ricco di nome si fece quando Cesare il Dittatore contro le Senatorie Leggi osò guadarlo, & in Italia armati condurre gli Esserciti, da che lo spargimento di tanto sangue civile trasse l'origine. Indi per quello Cesare l'essaltatione ottenne, sino alla Deità, da' Gentili sognata (se le penne deì celebri Scrittori degne sian di fede) principalmente quella del citato Lucano ne i seguenti versi.


Iam gelidas Caesar cursu superaverat Alpes
Ingentesque animo motus, bellumque futurum.
Caeperat, ut ventum est parvi Rubiconis ad undas.


Frà queste onde, mentre badava irresoluto Cesare se dovesse, ò nò passarle, una Larva scoprissi, che con instromento bellico suonando, spronollo à far di Roma, e dell'Imperio del Mondo la gloriosa impresa. Da i cui motivi risolvendosi finalmente di tentare la sorte, cosi in varcarle, (al riferire di Svetonio Tranquillo) disse. Eatur, quò Deorum ostenta, & inimicorum iniquitas vocat. iacta sit alea. Et il medesimo hassi da Appiano Alessandrino, che nel secondo Libre delle sue Historie più disteso questo fatto narra.


CA-