Pagina:Italiani illustri ritratti da Cesare Cantù Vol.1.djvu/107

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Cicerone 87

spodestati contadini: — povera Italia, che non inalberava più lo stendardo nazionale, ma quello d’un tristo cospiratore, e non affidavasi nella riscossa popolare, ma nei coltelli di assassini! I congiurati rimasti a Roma, discordavano fra loro sul modo d’azione, gli uni spingendo ad atti di subitanea violenza, gli altri mirando a lunghe provvidenze e a far rispondere a quel movimento la Gallia: ma Cicerone fa arrestare Ceprajo, Gabinio, Statilio, il timido Lentulo Sura, il violento Cetego, in casa del quale si scoprono armi e materie da incendio1; e insiste perchè, come di perduelli, se ne prenda l’ultimo supplizio. I senatori aderivano al consiglio di lui e della paura; Giulio Cesare esortava s’andasse piano a’ mai passi: ma sovra proposta di Catone fu sentenziato che il nemico della patria non era cittadino; dunque morissero.

Benchè, quando si levò l’adunanza, fosse ora tarda, temendo che nell’intervallo non si maturasse qualche colpo per salvarli, il console si recò al carcere Tulliano, dov’erano stati ridotti, per assistere al loro supplizio: compito il quale, annunziò egli stesso che erano vissuti; e tra le fiaccole e le vie illuminate, corteggiato, applaudito qual salvatore e padre della patria, tornò alla sua casa; poi il domani potè assicurare i Quiriti che — la repubblica, la vita di tutti, i beni, le fortune, le spose, i figli, la furtunatissima e bellissima città, stanza del chiarissimo impero, per ispecial amore degli Dei immortali, con fatiche, con senno, con pericolo proprio, dalla fiamma, dal ferro, quasi dalle fauci della morte aveva egli strappato e restituita a loro».

Catilina pretesseva a’ suoi sovvertimenti il nome di emancipazione, di salvezza degli oppressi; e con una folla tumultuaria, armata di bastoni aguzzi e di giavellotti, dall’Etruria difilavasi verso la Gallia Cisalpina, che allora fremeva sotto il giogo. Ma il pretore Metello Celere appostollo nella montagna pistoiese, e dopo accannita battaglia, Catilina medesimo ferocemente combattendo perì, e seco tremila congiurati, con valore degno di causa migliore.

Col cadere di lui tutto dispare, e non resta nel popolo se non quel vago terrore che accetta le dicerie e le asserzioni come fatti certi, e che fece credere tutto quello che gli si spacciò su questa

  1. ξίφη δὲ, καὶ στύππεια, καὶ θεῖον, dice Plutarco; ma Cicerone non parla che di armi.